mercoledì 30 luglio 2008

Radiogiornale

La sveglia è una chiave con cui esco dai sogni dimenticandoli. Di solito, la voce della radio si sovrappone alla trama della notte e la dilania di realtà, soverchiandola.
Il lusso di svegliarmi in silenzio lo rubo solo di luglio, ritrovando intatto il filo dei sogni annodato alle dita dei piedi. Lo trascino con me, nel frusciare scalzo fino alla moka, nella penombra del bagno. Stamani, tra lo yogurt alla banana e la crostata di pesche, ero ancora a far barricate per via, per arginare la prepotenza dei carri armati in città, insieme a centinaia di persone che gridavano "No!". Correva con me, da un bidone all'altro, una ragazza bionda e senza nome che sorrideva -che io le bionde non le sopporto mica poi tanto, ma mi si infiltrano sempre nel sonno. Pareva non avere paura, mentre io trasalivo a ogni colpo più forte, di ogni fiammata più alta. 
Poi, l'amaro del caffè e la voce bassa del radiogiornale mi riportavano lentamente alla realtà: "Le persone per bene non hanno paura dei militari in città!", sento starnazzare.
Ordunque, non sono neanche più una persona per bene. 
                 

martedì 29 luglio 2008

Inaffidabile

L'idea che sarebbe bastato il mio senso del dovere a svegliarmi in orario si è dimostrata quantomeno inverosimile. Non è stata sufficiente neanche la luce delle 9:47 che illuminava la stanza, che faceva brillare le lancette acuminate della sveglia. Un giro di lenzuola ed era di nuovo notte.
Sono giorni da passare ad occhi chiusi, questi. 
           

lunedì 28 luglio 2008

Postmatrimoniale

Caldo. Sudore come sopra il Mortirolo. La sposa che non arriva. Il compare di falsa testimoniamaza che bestemmia. Caldo. Caldo. Ancora caldo. Lo sposo che si asciuga la fronte ogni quarantasei secondi. Il prete prolisso. Le cosce della testimone della sposa. Le cosce in generale. Bollicine. Tante bollicine. Il maialino nero dei Pirenei. Prove tecniche di ammutinamento suocere. Piedi nudi sui prati. Gente che balla. Troppi mojito. La cravatta arancione annodata fino alla fine.
E di questo matrimonio non ricordo molto altro.

venerdì 25 luglio 2008

Prematrimoniale II

Quattro macchine per sedici persone, tre chitarre, un basso acustico, un violino, un rullante, qualche tamburello. Dal bagagliaio sporgono trenta rose mentre in macchina infuria la polemica:
- Pari si comprano solo le uova! - incalza Penne, mentre Bilogo, promesso sposo, scarica la colpa sulla fioraia:
- Quella bastarda!!
La meta è una casa lontana il tempo di provare A Marechiaro, in cima a una collina affacciata sulle stelle terse di questa estate fredda.
Fortuna che non ci sono vicini - a parte i cinghiali, naturalmente! - perché la serenata esplode di voci alte e risate. Chi non suona canta più forte o batte il tamburo della pancia, le bottiglie, i piedi. Qualcuno improvvisa un valzer, ove la musica concede. Lo sposo stride. Si ride tanto, mentre si attraversa la storia della musica di traverso.
Il padre della sposa fuma.
Lo guardo, e penso all'unica lacrima che mio padre si lasciò sfuggire nella vita, dopo aver visto Sorellauno di spalle sull'altare. Per il resto sempre duro, come quest'uomo immobile che pare fatto di zinco.
- Vedremo dopodomani - gli dico mentre gli porgo di nuovo da accendere.
Due boccate e poi si infila nel buio.
Intanto una tavolata da venti è stata preparata senza che me ne accorgessi. Bruschette, pomodori, panini, caldi, salame, vino, birra, un cocomero da quattordici chili e qualche meloncino.
Qualcuno, in sottofondo inizia a cantare Britney Spears: "...Baby One More Time". Forse è ora di cominciare a mangiare.
     

giovedì 24 luglio 2008

Prematrimoniale

Ho comprato una cravatta arancione per addolcire il neroscuro del mio vestito -e perché non si noti troppo che è lo stesso dell'anno scorso! Il decolté abbronzato della commessa mi ha rifilato anche la pochette adatta, con il bordino ricamato che richiama.
Sono un figurino, pronto a contendere la palma di testimone più bello a un tale che fa
già Bellino di nome.
Solo, mi sono ricordato appena ora che Adelina è stanziale da Nipotedue fino a settembre e io, il nodo della cravatta, non ho mai imparato a farlo. Help me!
       

mercoledì 23 luglio 2008

Colletta

L'allegria dilagante del testosterone, aizzato dai brillantini a pelle delle ballerine, mi chiude all'angolo.
Sorrido. E cordialmente rifiuto il 'movimento sexy', mentre muovo
passi lenti di granchio verso l'aria fresca di fuori.
Il festeggiato si gode la dipartita del celibato mangiando carne cruda e ridendo sguaiato: le tette son belle, sempre. E qui tutti son belli, felici e danzanti.
Ma la malinconia delle feste non mi lascia scampo neanche stanotte. Né me ne lascerà sabato a nozze, col vestito nero e la cravatta arancione, a firmare testimone sulla felicità degli altri.
La mia gioia sono queste passeggiate tristi, alle quattro del mattino, a fare i conti con quello che ho perso.
      

martedì 22 luglio 2008

Documentari

Una mandria che corre nel caldo di fumo.
Il panico lo si legge dipinto nei musi tesi, nello strepitare incomprensibile delle voci.
"Zampe veloci ti salveranno", paiono volersi incoraggiare mentre annaspano di fiato pesante. Nella pancia del gruppo il digrignare di denti sembra un po' più lontano. Ma neanche di dentro c'è sicurezza.
La ferocia delle belve corre in formazione di lato. Insegue. Sferra tentativi di colpo nel mucchio. Accerchia a far sangue.
La bestia più lenta è la più ambita.
L'astuzia è attendere l'inciampo fatale. E poi addosso di artigli.
Chi non ha preso niente di suo si fa addosso a quel bozzolo insanguinato per reclamare la sua parte di gloria. Un morso, un colpo di zampa, anche solo sbavare.
Uno, due, tre, cinque, sette, nove contro uno. Che rimane immobile.
Dai documentari si impara sempre qualcosa: peccato che non fosse la caccia delle iene nella savana, ma un venti di luglio duemilauno per le strade di Genova.
            

giovedì 3 luglio 2008

Sui viaggi di lavoro

Tornare da Roma e ritrovare Torino è sempre uno di quegli eventi che disorientano. Non più vicoli e vie torte, orde di olandesine e giapponesi, ma viali larghi e strade ortogonali. E al massimo qualche famigliola francese.
Poco male, ritrovo i miei tetti rossi e il ballatoio pieno di garofani e lavanda. E poi si riparte presto.
Di nuovo non ho saputo resistere in questi pochi giorni al fascino di Galleria Borghese.
Apollo e Dafne mi hanno tenuto immobilizzato quasi un'ora a girare in tondo, con un quesito sulla punta della lingua: ma lei, dico, non gliela poteva proprio dare?
Ché Apollo, in fondo, è pure un bel ragazzo, di buona famiglia, posizionato e automunito di carro del sole. Pare fosse pure innamorato! Mi stranisce tutta questa ritrosia, e per trasformarsi poi in alloro! Che, per carità, è fondamentale per l'arrosto -e anche l'amaro dei Fratelli Ferro- ma non così indispensabile da ambirne metamorfosi.
È stato poi un vagare distratto, il mio, di sala in sala.
Finchè non sono stato folgorato dal secondo complimento più bello della mia vita [del primo non si può dire per via di un contenzioso aperto con la Marina Militare]:
- Guarda quello - dice una voce alla mie spalle - ti somiglia quando sei arrabbiato!